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mercoledì 30 gennaio 2019

Il profumo delle fresie di Dario Neri

Descrizione:
La vita di Febe è ormai lontana dalle fantasie che coltivava a vent'anni, poco prima di sposare l'uomo con cui ora non riesce nemmeno più a condividere il letto. Ne ha subite troppe per riuscire a sopportarne gli abbracci sotto le lenzuola, le carezze che nei giorni più scuri si trasformano in schiaffi che le solcano il viso di lacrime. Ed è nelle notti che passa lontano da lui, in silenzio per non farlo svegliare, che sfoga la sua frustrazione sui tasti del computer finché gli occhi non le si inumidiscono. Scrive il romanzo della sua vita e delle sue sconfitte: "Il profumo delle fresie", col sogno di pubblicarlo quando avrà raggiunto un lieto fine.
Solo i due figli, il timore di non riuscire a prendersene cura, le impediscono di scappare dal marito e la vita di rimpianti che si disperde come il fumo di una sigaretta, di quelle che fuma ogni mattina affacciata al balcone dell'appartamento. Ma è proprio nel ristorante su cui affaccia che lavora il protagonista dei suoi prossimi capitoli: il ragazzo che la spia dal retro del locale mentre scruta il cielo inondandolo di fumo, affascinato dalla sua malinconica bellezza.


Recensione:
Ringrazio l' autore per avermi dato l' onore di leggere in anteprima prima dell' uscita questo romanzo.
Con una prosa leggera, elegante ma diretta, cattura il lettore in un vortice d' emozione, che rende il romanzo, una piacevole dipendenza.Nulla è scontato e limpido in questo romanzo.Sarete sbalzati tra ricordi, desideri, speranze e  amarezze.Personaggi descritti in modo talmente empatico da poter percepire ogni respiro, dolore o melanconia degli stessi.
Un libro neorealista sulla scia di Giovanni Verga.E' impossibile leggere questo romanzo e rimanere  distaccati alle vicende  di Febe e unico spoiler che vi farò, del protagonista maschile Riccardo.
Un finale inaspettato ma intenso vi farà riflettere, pensare a quanto il bene il male sia dentro di noi e quanto il motto, non giudicare prima di aver portato le scarpe degli altri, Sia Veritiero!
Un libro indispensabile sulla nostra libreria oltre per passare qualche ora piacevole, anche per insegnarci a non giudicare e lasciarsi prendere dagli eventi, in quanto la vita inizia quanto meno ce lo aspettiamo.
Alla prossima anima lettrice.

martedì 29 gennaio 2019

Black Angel: L'inizio di Samantha Barbruni

Descrizione:
Stefany non avrebbe mai immaginato che l'ingresso nella nuova università, lontana dalla civiltà, nei pressi del bosco, con possibilità di alloggio, fosse il preludio di un cambiamento drastico della sua vita, emotivo e fisico.
La giovane verrà a contatto con un mondo a lei sconosciuto, che le incuterà timore e fascino.
Quella che ora è divenuta la sua dimora, immensa, un tempo uno splendido incrocio fra un castello e una vecchia villa signorile in stile gotico, si rivelerà celare molte insidie e segreti, ma soprattutto un passato torbido, che riecheggià nel presente.
Più presenze aleggeranno su di lei, schierate in due fazioni avverse, in una battaglia lunga secoli.
La più tetra fra le due fazioni, seppur composta apparentemente da più componenti, avendo anche dalla sua parte le creature più potenti ed astute mai esistite sulla terra, sembrerà la più vacillante, i suoi componenti sono uniti a forza, per un fine comune, superiore, ma che non sembra essere una ragione abbastanza forte, per placare l'odio che sembra esserci fra di loro, per fermare le continue rivalità, gli inganni, i segreti, i ricatti e i raggiri, mezzi che dovrebbero essere usati solamente contro la fazione nemica ma che vengono usati persino dai componenti di questa a discapito dei compagni.
Perché mai queste creature, di entrambe le fazioni, sembrano interessate a lei? E perchè seppur in intensità diverse, lei sembra esser attratta da loro?
Una presenza in particolare, potente, astuta e travolgente, sembra spiccare leggermente più delle altre e lei da essa ne sarà inesorabilmente più attratta, seppur per ora farà parte marginalmente della sua vita.

Recensione:
Questo romanzo fantasy è qualcosa di veramente piacevole, profondo e pieno di colpi di scena.
Lo stile di scrittura onirico e descrittivo ci porta in un mondo lontano che richiama l' atmosfera Potteriana. Vi  troverete davanti a una guerra che lentamente, giorno dopo giorno, porterà il lettore a un finale inaspettato.
L'autrice con bravura e meticolosità tiene incollato il lettore alle pagine, utilizzando la tecnica di suspence dei libri gialli, seminando indizi ma senza spiegare tutto al lettore, che curioso di sapere i successivi eventi, non può assolutamente staccarsi dalle pagine.Questa tecnica narrativa applicata al genere fantasy mischiata a una leggera sensualità che arricchisce e non scade mai nel torbido o volgare.
Stephany è una ragazza forte volenterosa, curiosa del mondo e della vita una ragazza comune ma allo stesso tempo speciale( dovete scoprire voi il perchè) che dovrà superare dubbi interiori , inganni per arrivare a scoprire la verità
Un libro che sarà la vostra droga a cui non saprete rinunciare.
Alla prossima anima lettrice.

domenica 27 gennaio 2019

Per la giornata della memoria intervista A Mattia Cattaneo autore del romanzo " E le stelle brillano ancora.".

 Per la giornata della memoria,vi proponiamo l' intervista a un  autore impegnato, Mattia Cattaneo,  che riesce nel suo romanzo a coniugare storia presente e passata, con messaggio positivo di fondo da trasmettere a tutte le generazioni.
Un libro che consigliamo di adottare nelle scuole.

1)Cosa ti ha spinto a scrivere?

 Mi ha spinto a scrivere la forza delle emozioni. Le emozioni sono un qualcosa di assolutamente straordinario che possediamo e ogni personaggio a cui diamo vita e azione diventa anche un motore di emozioni. Io vivo di emozioni sin da quando ho scritto di poesia, nella trilogia poetica "Dritto al cuore" - "La luna e i suoi occhi" e "Tracce di me". Questa poesia si è poi materializzata in prosa e ora due generi, così distanti, si avvicinano e a tratti si mescolano.

2)Qual è il tuo pubblico ideale? A che lettore pensi quando scrivi?

Il mio pubblico ideale sono innanzitutto i giovani, ripercorrere momenti storici drammatici e bui serve a non dimenticare e a noi giovani può servire tutto questo come può servire immedesimarsi in un determinato personaggio. Oltre ai giovani anche un target femminile, il lato romantico non lo nascondo mai e c'è in ogni parte del romanzo. Penso ad un lettore che si fa delle domande, che si costruisce delle idee mentre legge e poi magari scopre che non è come aveva pensato. Un lettore che magari si mette in discussione, che prende parte vivamente al testo che legge.

3)Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rimettono le mani mille volte sui loro lavori; e altri che scrivono d’istinto frase dopo frase fino a comporre un romanzo. Tu che tipo di scrittore sei? Cosa ti ha spinto ad approcciarti a un romanzo “ storico?

 Diciamo che sono a metà tra quelle due tipologie: da un lato mi scrivo per sommi capi una scaletta di avvenimenti che si materializzano nella mia mente, dall'altro le parole arrivano proprio scrivendo. Da sempre sono appassionato di storia quindi ho deciso che nel romanzo doveva esserci uno sfondo storico preciso e così mi sono avvicinato ad un argomento del quale non si parla molto da un punto di vista letterario ossia il muro di Berlino. Calare i personaggi in una precisa epoca storica serve anche per capire quello che hanno vissuto al di là dei loro "vissuti" personali.

4) Come ti sei documentato per la stesura di questo tua opera?
 Per "E le stelle brillano ancora" ho cercato attraverso internet documenti dell'epoca, mappe cartacee che ritraevano la divisione per opera del Muro. Volevo capire quali fossero le differenze tra chi viveva nell'Ovest e chi nell'Est, il perché molte persone volevano lasciare l'Est per raggiungere l'Ovest, erano persone disperate in cerca di lavoro, di una speranza di vita migliore. Da qui ho ritenuto necessario realizzare una storia che raccontasse anche di questo.
5)Esiste un legame tra te e i personaggi dei tuoi libri o sono solo frutto della tua immaginazione?
 I personaggi di questo romanzo sono frutto della mia immaginazione ma penso anche che ognuno di noi possa immedesimarsi in qualche tratto caratteristico di Hildegard o di Elsa o di Thomas. 

6) Oggi è il giorno della memoria, pensi che il tuo romanzo possa aiutare a non dimenticare alcuni eventi negativi e oscuri della nostra storia? Quanto pensi sia importante ricordare ?

 Penso sia fondamentale non dimenticare e spero proprio che questo mio romanzo possa essere letto nelle scuole proprio per ricordarci del passato, di quello che è successo, di come dopo la guerra c'era un paese distrutto (come l'Italia anche in Germania) e di quanti civili persero la vita semplicemente perché al di là del muro e volevano riconciliarsi con i familiari posti nell'altro blocco. Immagino ad esempio di un padre che lascia casa la mattina e alla sera trova un muro che non gli permette di tornare dalla sua famiglia. E' terribile. Ecco perché dobbiamo imparare a non dimenticare e a far sì che certi accadimenti, disastrosi e lesivi di molte anime non succedano più.

Alla prossima anima lettrice.

mercoledì 16 gennaio 2019

Battiti di Clelia Moscariello








Descrizione:

"La raccolta è dedicata alla figura di mio padre che mi ha aiutata a coltivare i miei sogni, sempre. È una silloge autobiografica, che si è sviluppata in circa sei mesi e raccoglie tutte le emozioni intense, le separazioni, l'amore a volte sofferto, i momenti con la mia famiglia, i rapporti conflittuali. "Battiti" rappresenta me stessa a tutto tondo ed è un percorso personale di crescita interiore. Il titolo nasce proprio dalla idea del battito, potrebbe essere quello del cuore, ma potrebbe essere anche quello delle ali di una farfalla che spicca il volo... Libera. Finalmente."

Editore: Le Mezzelane Casa Editrice


Recensione:
Quando ho terminato la lettura di questa raccolta mi sono sentita  compresa  e accolta nel mondo.
L'autrice descrive il mondo femminile a tutto tondo, e riesce a dare forma ad alcuni sentimenti difficili da raccontare a noi stesse, figurarsi al mondo esterno. Ciò posto, badate bene, non siamo di fronte a una raccolta qualunque di poesie romantiche o introspettive vi è molto di più.
E 'un cuore che prende in mano la penna e si racconta.
Non ci sono sovrastrutture, è una linguaggio pulito, diretto anche conflittuale avvolte, ma sempre puro.
Non ci  è poesia nella quale non vi ritroverete, non vi è verso che non sentirete come parte del vostro io.
Emerge una la figura di una donna, non di una femmina, cosa bene diversa...
Una donna che sa coniugare passione per stessa, per il suo uomo, per la vita, per la propria dignità,
che sa lottare per i propri sogni, che affronta le paure e non cede alla mondanità del mondo.
Una donna coraggiosa, in quanto ci sono poesie molto personali come l' amore mancato, in cui l' autrice rivela  al mondo le sue ferite, non tutte le donne posseggono quel coraggio unito all' eleganza nel rivelarle in versi.
In un mondo cui la donna è vista solo come un oggetto,un essere  che ama solo l' esteriorita', una raccolta di poesie che ci conducono nell'universo femminile vero e autentico.
Chapeau.
Alla prossima anima lettrice.


domenica 13 gennaio 2019

Il falco Pellegrino di David Berti


                                                       


 IL “FALCO PELLEGRINO

Era una calda mattina di agosto, quando Sirio uscì nel piazzale ricoperto di ghiaino, dove aveva parcheggiato la macchina la sera precedente. Aveva fatto una colazione abbondate. Sapeva bene che gli sarebbero servite molte energie per raggiungere la meta che si era prefissato. Come sempre, prima d'intraprendere una delle sue avventure a due ruote, si sentiva felice, quasi eccitato. Quel suo vagabondare a pedali scaricava il suo cuore da tutti gli affanni e le frustrazioni quotidiane. Quando era sulla sua Fuji dorata, aveva l'impressione di essere racchiuso all'interno di una bolla di sapone trasportata dal vento, da cui poteva vedere la bellezza del mondo e sentirsi protetto dalle sue miserie grazie a quella sottile pellicola trasparente.
Sirio era soprannominato “Falco” dagli amici. Spesso, quando era immerso nella natura con qualcuno di loro, indicava nelle immediate vicinanze un esemplare di questo elegante rapace. Inizialmente lo avevano preso in giro per la sua credenza che questo formidabile volatile fosse di buon auspicio e che, in un certo senso, si mostrasse a lui in particolari momenti di simbiosi con l'ambiente o di leggerezza della sua anima. Ma quando durante una gita in macchina, in cui era simpaticamente schermito per la sua “fissa”, spuntò un enorme falco al lato dell'autovettura seguendola per alcuni chilometri, tutte le maliziose allusioni cessarono per sempre. Da quel momento Sirio divenne “Falco”.
Gli agganci delle scarpette lo facevano procedere incerto sul ghiaino. Aprì il portabagagli e tirò fuori la sua amata compagna dal manubrio scintillante al sole. Riempì le borracce con l'acqua minerale contenuta in una bottiglia che aveva preso dal frigorifero del bed and breakfast. Mise una camera d'aria di scorta, una piccola pompa, qualche euro in moneta nella tasca posteriore della maglietta sbracciata e spinse la bici al confine della strada asfaltata. Qui alzò gli occhi al cielo, salì e… via per la strada che da Capannori lo avrebbe portato a San Pellegrino in Alpe.Dopo pochi chilometri percorsi in agilità per riscaldare le gambe, a uno dei tanti incroci a raso, disegnati dal reticolo di stradine che si estende dietro il paese di Lunata, sentì un forte fischio prodotto da pneumatici che sfregavano sull'asfalto, seguito da un raccapricciante schianto. Un rumore inquietante di lamiere che si deformavano, vetri che si infrangevano, ossa che si rompevano. Si girò e, a qualche decina di metri da lui, vide il telaio spezzato di una bicicletta con le ruote tutte deformate sotto la parte anteriore di un SUV.
Una donna scese dalla macchina in totale stato di shock e si diresse verso il campo, dove giaceva inerte il corpo di un giovane ciclista. Si mise le mani nei capelli. Cominciò a piangere e a gridare:
“No! No! Cosa ho fatto... Scusa! Mio Dio, non ti ho visto!”
Si fermarono altri veicoli. Alcuni uomini chiamarono immediatamente i soccorsi. Altri raggiunsero il giovane per assisterlo in attesa dell'arrivo dell’ambulanza. Anche Sirio scese di sella e si avvicinò. Quel ciclista sembrava avere la sua età e per di più assomigliargli incredibilmente. Constatò che non aveva il casco. Pensò tra sé:
“Lo avrebbe protetto molto nell’impatto…”
Fu in quel preciso momento che si accorse che aveva dimenticato d'indossarlo anche lui. Arrivarono i medici. Intubarono il corpo esanime. Più volte venne usato il defibrillatore. Aveva l’impressione di essere scosso lui stesso da quelle scariche elettriche.
“Potenza della suggestione”, disse tra sé.
Rivolse una preghiera all’Onnipotente per quel povero ragazzo, dopo di che decise di risalire in sella e riprendere la sua strada.
Sirio aveva sentito dire che gli ultimi 13 km del percorso che aveva pianificato, quelli che da Castelnuovo di Garfagnana conducono al paese dedicato al santo, sono definiti, da molti ciclisti, la "salita perfetta", quella impossibile. Alcuni, dopo averla affrontata (forse meglio usare il termine "vissuta"), raccontano che questo sinuoso rio d’asfalto, che si arrampica lungo i crinali della valle del Serchio, rappresenta un'esperienza unica, quasi “mistica”. In particolare, ricordava l'inusuale dialogo avuto il giorno prima con un anziano ciclista lucchese dal volto segnato da una corona di rughe che si irradiavano dal lato esterno dei suoi occhi, come tanti raggi di sole:
“La salita parte con pendenza tra l'8 e il 9 per cento e si mantiene così fino agli ultimi 3 km, dove si impenna quasi a volerti scagliare verso il cielo, con tratti mai inferiori al 18 per cento”.
“Da come me la stai descrivendo sembra che tu voglia sconsigliarmela...”
“Tutt'altro, Sirio! Ti consiglio solo di affrontarla con rispetto. D'altra parte l'azzurro che abbraccia le Alpi Apuane è tanto immane da farti percepire la sua serena e paterna presenza, anche quando la testa è piegata giù, verso l'asfalto, e gli occhi non osano guardare avanti, se non di sfuggita, spaventati da quello che potrebbero scorgere. Sì, avrai paura di vedere ciò che ti aspetterà e di perdere il controllo sui tuoi pensieri. Arriverai a sentir vacillare la tua volontà”.
“Ne stai parlando come un girone dantesco, Virgilio..., è così che hai detto che ti chiami, no?” “Quando inizierai questo pellegrinaggio, rigenerante per l'anima, non proverai certamente queste sensazioni. Le montagne ti chiameranno, ti preannunceranno la bellezza che potrai gustare dalle loro cime, una volta che le avrai conquistate, perdendo lo sguardo verso l'infinito. Da lì comprenderai meglio il cammino che hai affrontato e sarai più consapevole di ciò che ti circonda”.
“Non sembri essere un ciclista qualunque. E' come se per te l'andar in bicicletta rappresentasse una sorta di allegoria della vita e ti ispirasse riflessioni profonde al confine con la poesia”.
“Sono solo un vecchio che ha scalato tante montagne, godendosi le ardite discese. Tuttavia, da un po' di anni, spesso mi prende un'irresistibile desiderio di restarmene là in alto, nella quiete, a godermi il panorama”.
Ormai Sirio era arrivato nei pressi di Gallicano. Fin lì il percorso era stato molto piacevole, caratterizzato da una lieve pendenza e da un paesaggio accattivante. Sulla sua destra lo avevano accompagnato le acque del Serchio e le alte colline dalle quali fanno capolino caratteristici paesini che danno l’impressione di voler spiare la valle. Alla sua sinistra le verdi propaggini delle Alpi Apuane avevano estasiato il suo sguardo. Nelle vicinanze di Borgo a Mozzano era rimasto, come al solito, incantato alla vista del Ponte della Maddalena che in passato aveva permesso il passaggio dei pellegrini, desiderosi di raggiungere la Via Francigena nei pressi di Lucca. Ricordò come sin da piccolo avesse subito l'irresistibile fascino dei ponti. Spesso quando si trovava ad attraversarne uno, si perdeva quasi catatonico ad ammirarlo. Oltre che dalla loro struttura, era attratto dalla loro stessa idea. Essi, legati inscindibilmente al movimento e al viaggio, uniscono due punti, travalicando qualcosa che divide. Portano all’incontro, alla contaminazione, superando limiti e permettendo lo scambio. Considerò tra sé:
“Infatti le guerre spesso i ponti li fanno saltare!”
Contemporaneamente gli si presentarono le raccapriccianti immagini del crollo del ponte di Mostar, durante la guerra dei Balcani dei primi anni novanta del secolo scorso. Si scosse da quei pensieri e, osservando con attenzione quell'ardita struttura che attraversa il fiume, credè di capire perché questo capolavoro dell’ingegneria medievale si fosse guadagnato nei secoli il soprannome di Ponte del Diavolo. La sua originale forma a schiena d’asino con le poderose e asimmetriche arcate, tra le quali domina prepotentemente quella altissima centrale, protesa verso il cielo, lo rende unico, inquietante, surreale. Fiero e impavido sembra voler sfidare la forza di gravità. Inoltre, seppur così sottile, aveva saputo reggere alle devastati piene del Serchio che si erano susseguite nei secoli, quasi a voler attestare la sua forza duellando contro la furia degli elementi. Agli occhi degli uomini, solo un’opera di un essere soprannaturale poteva osare tanto. Ricordò una leggenda, sentita anni addietro, in cui si narrava che un capomastro, avendo paura di non poter portare a termine l'opera per il giorno successivo, quello della scadenza della commissione, chiese l'aiuto del diavolo. In cambio il demonio pretese che venisse sacrificato il primo essere che all'alba avesse attraversato il ponte. L'astuto uomo lo raggirò facendo in modo che un animale fosse il primo fruitore del passo.
Una macchina con il suo clacson richiamò Sirio alla concentrazione, invitandolo a spostarsi verso il lato della carreggiata. Nei pressi di Castelnuovo di Garfagnana, scorgendo una fonte ombrosa alla sua destra, si fermò a riempire le borracce. L’acqua, che scaturiva trasparente e fresca, gli donò un sublime piacere, in quella giornata in cui il sole si faceva sentire come il ruggito di un leone. Decise di sedersi per un po’ su un muretto ricoperto di soffice e umido muschio verde. Ancora una volta i suoi pensieri furono risucchiati in un tunnel spaziotemporale che lo riportarono a vent’anni addietro. In quel periodo era solito andare a trovare, quando passava da quelle parti, il nonno di un suo amico originario di Barga. Quasi ottantenne, conservava una straordinaria lucidità e una rara capacità comunicativa. Le sue parole erano accompagnate e rese più vive da una misurata e carismatica gestualità. Nonostante il suo volto portasse incise le vicende della sua vita, i suoi occhi ancora brillavano di una luce indefinibile. Ricordò una delle tante chiacchierate fatte al tramonto con l'anziano nella piazza del paese:
“Sai, in questa valle passava la linea gotica, quel sistema difensivo che avrebbe dovuto rallentare o, nei più utopistici sogni dei tedeschi, fermare l’avanzata delle truppe alleate durante la Seconda guerra mondiale. Inizialmente le opere di fortificazione partivano da Borgo a Mozzano, ma improvvisamente gli alti comandi della Wehrmacht si resero conto che dovevano velocemente arretrare la linea tra Gallicano e Barga, perché un'incursione americana poteva prenderli alle spalle, passando attraverso la Val di Lima raggiungibile da Pistoia".
"Com'è possibile che abbiano fatto un errore così grave, sprecando tempo e risorse?"
"La terra è come una donna... devi amarla e viverla per conoscerne consapevolmente ogni sua forma. E' un sistema complesso. Non puoi scattarle una fotografia, magari dall'alto, e pensare di averla capita".
"E questo i partigiani lo sapevano. Erano figli di questa terra".
"Fatto sta che agli inizi del 1944 le truppe tedesche cominciarono a fare rastrellamenti nei paesi della valle per procurarsi la manodopera. Uomini costretti, per paura di essere deportati nei campi di concentramento del nord, a lavorare a favore di coloro che occupavano i loro paesi. Poveri diavoli privati della libertà che dovevano spaccare pietre e tagliare boschi in cambio di una tiepida brodaglia. Logorati dal freddo e dalla fatica, allontanati dalle loro famiglie, erano obbligati a dormire nel campo di concentramento di Anchiano".
"Non c'è da meravigliarsi che qualcuno si desse alla macchia e si unisse alle schiere dei partigiani", sentenziò Sirio sospirando.
"Certo... non è che nelle capanne, fatte con legni e ricoperte di frasche insieme a qualche coperta, si stesse più caldi o si patisse meno la fame, ma perlomeno, nonostante la costante angoscia di essere scoperti, si poteva sentirsi liberi e conservare la capacità di autodeterminare le proprie azioni, ossia resistenza... resistenza fino alla fine contro gli invasori!"
“Furono tanti gli uomini rastrellati, privati della libertà e costretti ai lavori forzati?”
“Si pensa più di trentamila, alcuni dei quali si distinsero per atti di eroismo, come il mio caro amico geometra Silvano Minucci. Per evitare di essere deportato in Germania, si arruolò volontario nella Todt che potremmo definire l'impresa di costruzione del Terzo Reich. Essa aveva non solo il compito di realizzare strade, ponti e altre opere di comunicazione vitali per le armate tedesche e per le linee di approvvigionamento, ma anche di erigere opere difensive. Silvano non poteva perdonarsi di aiutare gli oppressori del suo popolo. Di notte la sua coscienza lo privava del sonno, gli faceva abbassare lo sguardo quando per qualche ragione incontrava un paesano. Decise allora di aiutare la sua gente. Grazie alla sua professione veniva più spesso in contatto con mappe che non con la terra. Così, quando gli capitarono tra le mani tre copie di un accurato rilevamento topografico delle opere di difesa, delle aree minate e di tutte le postazioni tedesche, si adoperò in tutti i modi per farle pervenire a Lucca presso il Comando Militare Alleato della V Armata. Nella riuscita dell'iniziativa furono determinanti l'aiuto di Annamaria Cheli e di alcune staffette che portavano i documenti nascosti dentro il telaio delle biciclette”.
“Tutto ciò è così affascinante. Cioè... comprendo appieno l'immane tragedia che queste persone erano costrette a sperimentare, ma in questa grande oscurità provocata dalla scelleratezza umana si distinsero dei potenti bagliori di luce prodotti dal coraggio e dai valori di alcuni uomini normali che con i loro gesti si elevarono a titani. Poi, immaginare sfrecciare biciclette come messi degli Dei, con importanti messaggi che avrebbero inciso sulle sorti di una guerra e sulla liberazione di molte anime, mi commuove. Arditi ciclisti il cui traguardo gli avrebbe dato in dono la coppa della libertà dalla quale avrebbero bevuto assieme a migliaia di persone”.
“Sai Sirio, quello di allora era un altro mondo. Oggi i giovani non possono capire quei tempi in cui era sufficiente l'abbraccio di una donna in un campo o una croce, appesa alla parete scrostata di una chiesetta nel bosco, per trovare un po' di serenità, quanto bastava per poter smettere di bestemmiare contro una vita misera e tiranna”.
Quando un'auto parcheggiò nel piccolo slargo sterrato vicino alla fonte, Sirio fu destato dai suoi ricordi e capì che era arrivato il momento di riprendere il cammino. I muscoli si stavano rilassando e c'era ancora d'affrontare la parte più dura del percorso. Con un veloce movimento della mano allontanò un'ape che aveva cominciato a ruotarli intorno e rimontò in bicicletta. Passato Castelnuovo di Garfagnana, dopo circa tre chilometri, Sirio prese una strada sulla destra che indicava la direzione per San Pellegrino. Ora la salita era vera. Le prime gocce di sudore cominciarono a brillare e a rigare il suo volto. Dopo circa mezz'ora fecero la comparsa i primi castagni. La loro ombra sembrò lenire la fatica che si era presentata improvvisa senza tante cerimonie. Passando vicino alla veranda di alcune abitazioni adiacenti la strada, spesso intravedeva degli anziani, seduti a frescheggiare, scambiarsi poche e serene parole. Quando lo vedevano arrivare lo accoglievano, quasi sempre, con un'esclamazione d'incoraggiamento e i loro occhi lo seguivano, come a volerlo spingere su per le logoranti rampe d'asfalto. Ricambiava il saluto, cercando di trasformare il ghigno di sofferenza, che segnava il suo volto, in un sorriso che, purtroppo, risultava involontariamente inquietante. Tuttavia, a metà della salita, si verificò, sempre continuando a pedalare, un simpatico e, allo stesso tempo, sibillino scambio di parole con un uomo che all'apparenza avrà avuto tra i settanta e gli ottant'anni.
"Buongiorno! Vado bene per San Pellegrino?", domandò Sirio con voce, per quanto possibile, squillante e solare.
"Sicuramente per me sarà un buongiorno, per te un po' meno. Al di là di ciò, la via è questa", replicò il vecchio signore scuotendo la testa e seguendolo con uno sguardo perplesso, tipico delle persone che si trovano davanti a fenomeni o eventi che non riescono a comprendere.
Non dando importanza alle sue parole, continuò con una domanda retorica:
"C'è molta salita ancora?"
"Caro mio, hai peccato tanto nella vita..., vero?", pronunciò queste parole girandosi verso la moglie, seduta accanto a lui, e scambiandovi un'occhiata complice.
Sirio, sorpreso ancora una volta da questa nuova affermazione di cui non capiva il senso, asserì poco convinto:
"Beh, un po'! Niente di grave".
"Mi sa tanto che non mi stai dicendo la verità".

Comprese quelle parole solo alla fine della salita, quando si stagliò, di fronte ai suoi occhi e contro le sue gambe, il muro che preannunciava l'inizio dei 3 km finali. Il respiro sembrò divenire un profondo rantolo, i muscoli davano segnali di cedere preda dei crampi. Non poteva accadere!
"Forza, controlla la respirazione. Una pedalata dopo l'altra. Non importa la velocità. Quanto basta per far muovere le ruote e non cadere", si ripeteva.
L'acqua nelle borracce era finita, la gola arsa. Non aveva più saliva per sputare sull'asfalto e la poca rimasta gli graffiava la faringe quando cercava di deglutire. L'istinto gli intimava imperioso di mettere i piedi per terra e sdraiarsi su un prato ai margini della strada. Sarebbe bastato solo scendere dalla bici e tutta la sofferenza sarebbe finita.
"Non devi mollare ora. Quell'azzurro che ti sovrasta ti aspetta in cima alla salita. Lui crede in te. Tu... hai bisogno di credere in te stesso".
All'ultimo tornante, i quadricipiti gli cominciarono a tremare, scossi da spasmi incontrollabili e irrefrenabili. In quel momento, nell'ultimo tratto di salita, comparve una persona che gridò:
"E' finita! Non cedere ora!"
Gli corse incontro. Gli mise una mano sotto la sella e cominciò a spingerlo. Quell'aiuto inaspettato rigenerò la sua anima, più che i muscoli. Gli donò calore. Così, si ritrovò sui pedali a spingere di nuovo, per percorrere gli ultimi metri che lo separavano dalla meta. Quando tutto fu terminato, seduto su uno sperone di roccia che domina la vallata, si sentiva come un falco, libero. Considerò che durante quell'esperienza aveva provato gioia, meraviglia, sofferenza, smarrimento e tante altre indescrivibili emozioni, ma mai noia. Aveva un obiettivo, un sogno, un desiderio. Infine, decise di interrompere il dialogo interiore. Ora percepiva solo un senso di benessere e di appartenenza a qualcosa di superiore, come se fosse stato solo un tassello di un mosaico di una travolgente e struggente bellezza. Prima di riprendere la strada di casa pensò tra sé:
“Possibile che sia stato solo l'effetto delle endorfine a generare lo stato di beatitudine e consapevolezza che ho sperimentato? Sicuramente possono avere avuto una significativa influenza su tutto ciò. Ma se fossero solo dei catalizzatori che permettono l'apertura di porte extrasensoriali? Chissà... forse il ciclista è un pellegrino. Il viaggio, con le sue difficoltà e gioie, purifica la sua anima, facendogli vomitare fuori tutte le tossine di una vita che, talvolta, porta lontani dal vero senso dell'esistenza”.
Stava per risalire sulla sua bici, quando decise di ritornare a sdraiarsi sul prato dell’altura da dove si vedeva tutta la valle e le cime delle Alpi Apuane. Lì, sentì sopraggiungere un grande senso di pace. Ebbe la sensazione di essere avvolto dalla luce e trascinato verso l’alto. Si abbandonò, perse coscienza.
Ad alcune decine di chilometri di distanza o semplicemente in una dimensione parallela…
“Dottore, lo abbiamo perso. Ha fatto tutto il possibile”.
“No, un’ultima volta! Un’altra scarica! Il suo cuore per tre volte si è fermato e per altrettante è ripartito. Non mollerà!”
“Dottore è finita. Oggi questo ragazzo ha scalato la sua ultima montagna. Guardi, il suo volto è sereno. Sembra accennare un sorriso”.
In quel mentre una donna dalla carnagione ambrata e dagli occhi profondi come un abisso si avvicinò. Nessuno osò fermarla. Il suo volto era sconvolto. Si inginocchiò. Silenziose lacrime cominciarono a rigarle il bel volto. Singhiozzi sempre più frequenti scuotevano il suo corpo. Portò le sue labbra a sfiorare quelle del ragazzo e sussurrò:
“Falco ora sei libero. Vola alto tra le tue montagne”.
Recensione:
Questo racconto è una coperta calda e confortevole per l'anima di tutti noi.
Quante volte pensiamo che la nostra vita sia arida, sterile, i nostri obbiettivi difficilmente raggiungibili o talmente utopici  di aver paura addirittura di intraprendere la scalata.
In realtà abbiamo bisogno solo della giusta motivazione, e, smettere della paura di essere felici.Siamo abituati a un mondo talmente pessimista e caotico, che i rari momenti in cui siamo felici, ci sentiamo in soggezione.
L'autore attraverso il protagonista del suo racconto, ci invita a guardarci dentro, a capire cosa ci fa sentire veramente bene, cosa fa parte di noi e seguire i nostri sogni. Sirio è l' emblema dell' uomo libero che tende verso il suo benessere, a ciò che lo fa sentire in pace con se stesso e il mondo.Come il falco da sempre un animale condottiero,un pioniere verso nuove esperienze.Sono animali pazienti che dedicano la loro vita alla ricerca di una compagna e alla caccia.Allo stesso modo noi dovremmo essere pazienti lottare per il raggiungimento del nostro obbiettivo e goderci nel frattempo il paesaggio.L' autore con lungimiranza positività e un pizzico di drammaticità, ci insegna a fare la cosa più difficile per ogni essere umano:Vivere senza limitarsi a sopravvivere.Non importa la quantità ma la qualità.
Questo racconto lo Dovete leggere in quanto  vi invita a riempire i vostri giorni di vita e non la vostra vita di giorni. 
Alla prossima anima lettrice.

lunedì 7 gennaio 2019

La Coscienza di Cain - Il Patto di Constance S.

Sinossi :
Cain è un Ingannatore di anime.
Non prova sentimenti. È inquieto, ribelle e non conosce l’umiliazione della sconfitta.
Il suo unico desiderio è quello di sbarazzarsi della propria componente umana allo scopo di diventare un demone completo.
Un vincolo di sudditanza lo lega a Rafael Solano, dietro le cui sembianze di uomo di mezza età si nasconde una creatura malvagia dal passato misterioso, che si serve di lui per perseguire i propri scopi segreti.
Durante una missione affidatagli dall’odiato “padrone”, Cain si trova faccia a faccia con una ragazza dai poteri sbalorditivi, Alexandra Dominici, che si dimostra in grado di sventare i suoi piani diabolici. Incuriosito, il ragazzo si mette sulle sue tracce e le ruba l’anima per mezzo di un vile ricatto.
Tuttavia, il patto stipulato con la giovane umana e la sete di vendetta che nutre nei confronti di Rafael, gli costeranno cari.
Durante una sanguinosa battaglia nell’antico cimitero ebraico di Praga, il mezzo demone rischierà la morte per mano della Milizia degli arcangeli. Sopravvissuto miracolosamente ma torturato nel corpo da indicibili sofferenze, dovrà fare i conti con una lenta e dolorosa presa di coscienza che lo porterà a scoprire di essere attratto da Alexandra.
Ma il piano ambizioso di Rafael non ammette contrattempi. La lotta è iniziata e porterà i protagonisti ad affrontarsi nei vicoli antichi della Edimburgo sotterranea, dove l’ambiguo Cain si troverà, suo malgrado, a collaborare con i suoi presunti nemici tradendo invece coloro che considerava alleati… Nonostante tutto, è solo l’inizio e molte cose dovranno ancora accadere.

Formato: Formato Kindle
Lunghezza: 302
Editore: Genesis Publishing (3 ottobre 2018)
Vol. 1 della Saga "La Coscienza di Cain"

Recensione:
In questo blog avrete notato  poche  recensioni attinenti a romanzi fantasy , in quanto sono molto selettiva nella scelta per voi di romanzi, che uniscono profondità e  intrattenimento  che non siano meramente commerciali e ripetitivi.
Per tale motivo è stato una piacevolissima scoperta questo romanzo, di cui non vedo l' ora di leggere il seguito.
Dal punto di vista stilistico, la prosa è un combinato disposto perfetto di descrizioni caratteriali, dialoghi  e pensieri interiori dei protagonisti.
La trama è avvincente, piena dì eventi e colpi di scena tali, che il lettore non vorrebbe fare  altro nella sua giornata che leggere questo romanzo.
Ma l'autrice non si è " limitata " passatemi il francesismo. a raccontarci una stupenda divertente e appassionante storia fantasy.
Vi è molto di piu' :   una critica sociologica di fondo.I tre personaggi principali Cain, Rafael e Alexandra, rappresentano le vari correnti del mondo, quella malvagia ma per necessità, la cattiveria nuda cruda e l' innocenza vista come la diversità in un mondo cinico.
Questo fantasy con demoni ed elementi sovrannaturali non è adatto solo ai ragazzi e agli appassionati del genere.Se non amate i fantasy uscite per una volta dalla vostra confort zone libresca e provate  a leggere questo romanzo, troverete la lotta che ogni persona deve svolgere tutti i giorni per cercare di venire a patti tra i propri ideali e le problematiche che attagliano tutti noi quotidianamente.Un libro ideale per iniziare il nuovo anno e indispensabile nelle vostra libreria digitale.
Alla prossima anima lettrice.




Tra l’ombra e l’anima di Maria Teresa Steri



Titolo: Tra l’ombra e l’anima

Autore: Maria Teresa Steri

Data di pubblicazione: 9 gennaio 2019

Genere: thriller psicologico-paranormale

Pagine: 370



Trama

Da due anni la mia vita non è più la stessa. Visioni e memorie di eventi mai vissuti mi costringono a rintanarmi in casa. L’ossessione per un uomo sconosciuto – da me battezzato “il Visitatore” – minaccia il mio matrimonio. Né mio marito né il terapista al quale mi sono rivolta sono disposti a credermi. Solo Alba, una donna incontrata su Internet, sembra in grado di darmi delle risposte. Mi ha convinta che i miei strani ricordi appartengono a una vita precedente e che il Visitatore è un uomo in carne e ossa.

Ora però Alba è morta, forse assassinata da una misteriosa associazione, e io sono rimasta da sola a cercare l’uomo delle mie visioni. Ma la rete di segreti che circondava Alba si sta stringendo pericolosamente intorno a me. E affrontare il passato che ho dimenticato è come gettare uno sguardo in un pozzo oscuro e senza fondo.


Le anime con un legame antico si rincontrano sempre.