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martedì 9 ottobre 2018

Vi  propongo l' intervista e la segnalazione di  tre opere dello scrittore Marco Milli


1) Cosa ti ha avvicinato al mondo della scrittura e a scrivere in particolare il tuo ultimo romanzo?

Ad avvicinarmi al mondo della scrittura sicuramente è stata la mia grande passione per la lettura, che si è sviluppata sin dai primissimi anni. Ricordo che il primo tentativo di scrivere qualcosa risale a quando frequentavo la seconda classe della media inferiore, quando lessi in classe un mio breve racconto giallo. Al termine della lettura qualcuno mi fece notare una discordanza che mi era sfuggita e che fece crollare l'impalcatura narrativa. Sempre rivedere, e far vedere ad altri, il propri scritti! Deve essere stato un bel trauma, se per ritrovarmi alle prese con il foglio bianco devo arrivare a poco più di vent'anni, con altri racconti. A scrivere il mio romanzo, che è il primo, mi ha spinto la volontà di raccontare una storia di profonda solitudine, quella appunto del protagonista.

2) Il messaggio che vuoi trasmettere ai tuoi lettori con la tua opera

È quello che bisognerebbe sempre trovare il coraggio di essere se stessi, pena la sofferenza, il rischio della perdita di identità.

3) Cosa diversifica il tuo lavoro dai precedenti? 
A differenza delle due precedenti pubblicazioni, che si basano sulla raccolta documentaria, sul rigore filologico, questo è un romanzo, in cui la fantasia ha reclamato e ottenuto il suo spazio

SINOSSI
Il "Galletto" e Serramaggio (Sensibili alle foglie, 2012), mia prima pubblicazione, è la ricostruzione della vicenda giudiziaria e umana della cosiddetta "Strage di Serramaggio. Nelle campagne di Cantiano, un paese del pesarese posto lungo la via Flaminia, all'inizio di novembre del 1936 in una cascina vengono rinvenuti i corpi di tre coloni uccisi a colpi di scure, «orrendamente sfracellati» riferisce un telegramma dei locali Regi carabinieri. A tale scoperta seguono unghe e difficoltose indagini che vedono coinvolte numerose persone; ma l'attenzione degli inquirenti si sofferma sin quasi dall'inizio su uno strano personaggio, il "Galletto", al secolo Isidoro David Savini. Una persona schedata al Casellario politico centrale come sovversivo, affetto da patologia psichiatrica e contrabbandiere di tabacco. Il 'diverso', l''altro' per eccellenza. Alcuni indizi lascerebbero intendere la sua colpevolezza, ma altri giocano a suo favore, solo che non vengono presi in considerazione. Egli rappresenta l'anello più debole della catena, quello che si spezzaerà più facilmente e che nessuno vorrà o potrà risaldare, colui che vive ai margini della società, che non può permettersi un avvocato. In pratica un perfetto capro espiatorio. Come tale conoscerà il carcere prima, e il manicomio giudiziario per oltre metà della sua vita. Poi...

SINOSSI

Un uomo libero. Biografia di Samuele Panichi (Affinità elettive, 2015) scritto a quattro mani insieme a Irene Ottaviani, è la biografia di un piccolo grande uomo posto di fronte a vicende storiche della massima importanza. Samuele ragazzo si imbarca per l'America. È in una regione mineraria della Pennsylvania che arriva, tra altri come lui che rischiano la vita scendendo nelle viscere della terra, gente del sud e dell'est dell'Europa, ben lontani dal modello imperante del Wasp. Diventa portavoce delle rivendicazioni a condizioni migliori di lavoro, a non dover rischiare tutti i giorni la vita. Milita in due grandi sindacati di lavoratori. La sua attività desta l'attenzione di molti, tra i quali il Federal bureau, che apre un fascicolo a suo nome. Siamo negli anni della "paura rossa". I tanti emigrati sono carne da macello che può contenere un germe contagioso: quello che viene dall'esempio della rivoluzione d'Ottobre. I radicals, ovvero tutti coloro che non accettano supinamente lo stato delle cose, sono pericolosi per il sistema. All'ennesimo giro di vite, che culminerà con l'uccisione di Sacco e Vanzetti, Samuele torna in Italia, in tempo per vedere il fascismo pericolosamente avvicinarsi al potere. Dopo l'8 settembre, il non più giovane Samuele va sui monti e forma una banda (nella quale militò anche la nota Valkiria Terradura, alla quale venne affidato il comando di una squadra) che prende il suo nome. Duri mesi di lotta e sacrifici, nel suo caso anche la perdita di un figlio, Carlo Liebnecht (ha anche una figlia, partigiana anche lei, Rosa Luxemburg), per mano fascista. Panichi mise in salvo anche numerosi ebrei. Meriterebbe di essere riconosciuto come 'giusto tra le nazioni'.


SINOSSI
Con Boccadaride (Sensibili alle foglie, 2017) si cambia genere e si approda al romanzo. Un mémoire che è specchio di una solitudine vissuta in mezzo alle altre persone come anche in un quasi perfetto isolamento geografico. Il racconto di una vita prodotto in un particolarissimo momento del protagonista, uomo senza nome e dalla identità spezzettata. Lo sradicamento dalla terra natia, l'arrivo nella capitale, le difficoltà di ambientamento, con il peso della sua condizione di figlio di n.n. Per opporsi allo stigma il protagonista si affida a meccanismi psicologici di difesa, idealizza il luogo da cui proviene, sogna il suo ritorno in esso, sebbene il trascorrere del tempo ne stia irrimediabilmente mutando il volto. Anni dopo, quando scopre la sua 'diversità', ecco che fa di nuovo ricorso a meccanismi di difesa, dietro i quali cercherà rifugio dal timore di nuove discriminazioni. Protezione che ripara dai colpi ricevuti dall'esterno, ma che finisce col soffocare quanto c'è di più genuino in lui, impedendogli di vivere il suo essere alla luce del sole. Il romanzo è il tentativo di illuminare anche gli angoli più bui e remoti di una esistenza che non è mai stata completa a causa di pesanti catene, le più pesanti, quelli che ci mettiamo da soli.

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